VINCENZO BALDELLI e PIPPO MINELLIErano uomini veri, uomini di cresta e di bosco, capaci di leggere il vento, di capire il tempo, di trovare un sentiero anche quando agli altri sembrava non esserci.
La montagna non era solo un luogo per loro: era casa, era libertà, era silenzio che parla.
E proprio in quel silenzio oggi provo a sentirli ancora, perché chi vive la montagna non scompare davvero. Rimane nei passi che abbiamo fatto insieme, nelle risate fatte durante il cammino o la pausa,nei dispetti, prese in giro, nelle storie raccontate al rifugio, nei panorami che ci hanno insegnato ad amare questi luoghi.
Erano amici generosi, pronti ad aiutare senza chiedere nulla, capaci di trasformare una giornata qualunque in un ricordo bello, prezioso.
La loro forza non era solo nei muscoli, ma nello spirito: uno spirito libero, semplice, autentico.
Oggi non vogliamo ricordare come se ne sono andati, ma come hanno vissuto: con coraggio, con passione, con quella luce negli occhi che solo chi conosce la montagna porta dentro.
La loro assenza fa male, ma il loro esempio resta.
E io, ogni volta che guarderò una vetta, ogni volta che sentirò l’odore della terra bagnata nel sentiero o il fruscio del bosco provocato dal vento, saprò che una parte di loro è ancora lì, a camminare con me.
Grazie, amici miei.
Per quello che siete stati, per quello che mi avete lasciato, per le tracce che non si cancelleranno mai.
Gustavo Carpinelli